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Polpa essiccata di ostriche
L’ostrea edulis è un “frutto di mare” assai noto fin dalla remota antichità, sia per la capacità di produrre perle, sia per le proprietà salutari eccellenti che presenta. Per Omero, la perla è una costituzione di origine divina, una sfera di luce manifestata nell’essenza del frutto abissale marino. Per le sue caratteristiche l’ostrica ha una stretta relazione con il potere e la funzione venerea, che è generatrice di vita e di potenza. A Roma le ostriche erano molto diffuse, i romani della fine della Repubblica, e specie quelli dell’Impero, le consumavano frequentemente, inoltre divennero abili coltivatori e approfonditi intenditori di tutte le varietà, giungendo a distinguere le caratteristiche delle ostriche delle varie località marine. Plinio, nella sua opera enciclopedica, dà ampia descrizione dei tipi di ostriche. Secondo Plinio (H.N. XXXII, 21), la ostrea, che deriva il suo nome dal greco ostreum o ostreon, ovvero il nicchio degli animali testacei, termine connesso a osteon, osso craniale, copertura ossea testacea che ha relazione con il cranio, deve avere la palma della mensa, in quanto guarisce molti malanni, come ulcere, catarri, febbri, infiammazioni della pelle e eruzioni. In generale le ostriche danno abbondanza di umore vitale, umidità e freschezza, tono generativo e renale, energia e vivacità. Per la forma bivalve e per il mollusco simile all’organo genitale femminile venereo, secondo la scienza delle analogie e delle corrispondenze le ostriche vennero associate al potenziamento delle funzioni sessuali e generative. Nel periodo medioevale, a causa di queste caratteristiche, non vennero particolarmente promosse, ma nel Rinascimento, con la restituzione della medicina antica, si approfondirono le ampie virtù delle ostriche, le quali venivano ancora mangiate prevalentemente cotte e in modo molto minore crude. L’esame medico approfondito portò, fra il XVI e il XVIII secolo, a promuovere l’uso delle ostriche fresche per attingere pienamente alle loro qualità nutritive e medicamentose. Dal Settecento, grazie anche alla descrizione e alla promozione fatta da Giacomo Casanova, l’ostrica venne indicata sempre più come alimento “afrodisiaco”, ancora una volta le virtù veneree e l’azione sulle funzioni essenziali della vitalità e della generazione vengono messe in risalto. Con lo sviluppo della scienza biochimica analitica, fra l’Ottocento e il Novecento, viene messo in luce che le ostriche hanno un altissimo contenuto di zinco, sostanza che accentua in maniera sensibile la funzionalità degli ormoni sessuali e del testosterone, perciò agisce sulla salute degli apparati riproduttivi maschili e femminili, sulla fertilità di entrambi i sessi, sulla funzionalità degli organi sessuali e del coito. Il mollusco dell’ostrica non contiene solamente lo zinco, ma è una vera e propria miniera di sostanze vitali, di proporzioni, qualità e specificità tali da costituire una vera e propria panacea per l’intero sistema organico, osseo e nervoso. Maggiori informazioni su questi prodotti le trovi qui
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